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Carestia del 1764

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995659 587706321252847 399477006 nNel Lontano 1764 a San Rufo ci fu una grande carestia, la gente afflitta dalla peste e dalla fame, la si vedeva abbandonata per le strade indeboliti dalla carenza di cibo e dalle varie malattie tra cui la peste. I morti furono circa 190, parte di questi vennero sepolti nella chiesa parrocchiale, altri vennero sepolti nella chiesa di S. Michele Arcangelo, fuori l'abitato, quelli nella chiesa parrocchiale vennero poi allontanati per via del fetore che emanavano. Il cibo scarseggiava, quindi i prezzi salirono, e trovandosi senza soldi i cittadini non potevano acquistare il pane e gli altri alimenti principali. Si dovevano arrangiare con erbe trovate nei campi, le quali però non erano un alimento completo. C'era chi, in fin di vita in mezzo alle strade, gridava: FAME. Un ragazzo quattordicenne di Sicignano per via della fame ammazzò tre ragazzi, e ne avrebbe ammazzati altri se non fosse stato messo in carcere dove morì. Gli abitanti di San Rufo, impotenti contro questa carestia, e in seguito alla morte di circa 150 abitanti in poche settimane,il 14 Giugno 1764 decisero di andare alla Tempa dove c'era un piccola cappella consacrata a Maria, dove disperati iniziarono a invocare l'aiuto della Vergine Santa, la quale non si fece attendere e intervenne con una pioggia fitta che portò via la pestilenza e con carichi di grano che iniziarono a sfamare il popolo. Riepilogo della carestia: nel 1740 furono 40, nel 1763 furono 48, (quindi nella media degli anni precedenti), nel 1764 salirono a 189, con 6 morti nel solo giorno del 14 giugno, quando ci fu l'apparizione della Vergine Santa alla Tempa. Dopo l'apparizione la media scese di nuovo a 50-60 morti all'anno. Una vera e propria benedizione. Da allora ogni 14 giugno il popolo di San Rufo si riunisce per pregare, e festeggiare la Vergine Maria che in quel fatidico 14 giugno del 1764 salvò la nostra comunità da una piaga tanto grande. Da ricordare, è anche il miracolo del 1806, che risparmiò San Rufo dalla furia dell'esercito Francese, lanciato contro i Borboni in fuga da Napoli e diretti in Calabria.

 

 

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