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Storia

Storia (4)

Notizie storiche sulla Parrocchia di San Rufo e sulla Madonna della Tempa

Giovedì, 30 Gennaio 2014 22:02

Come si faceva la processione

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processione 1937

Dopo la S. Messa cominciava a sfilare la caratteristica processione. Precedeva lo stendardo, seguivano tre pastori con le zampogne e ceramelle, quattro cente di cera, offerti dalla devozione del popolo, due cente d'oro e una d'argento, di proprietà della Chiesa, ai quali si appendevano gli exvoto d’oro che appartenevano alla Madonna. Seguivano, con i relativi gagliardetti, i bambini dell'asilo, le bambine, aspiranti ed effettive dell'Azione cattolica col caratteristico basco color ruggine, il Terz'Ordine Carmelitano, gli angioletti con le ali, gli aspiranti, il clero invitato con l'Arciprete, la Statua di San Michele e la Statua della Vergine, intorno alla quale si pressava il popolo devoto e a cui andavano in continuazione fiori, baci, sospiri e lacrime di commozione. In piazza, organizzata dalle suore, si svolgeva una recita di poesie mariane. Proseguendo, poi, nel suo incedere devoto e solenne la processione giungeva alla Tempa dove veniva celebrata una S. Messa di ringraziamento.  La statua veniva portata a spalla dagli appartenenti alla congrega dei “fratelli della Madonna”, vestiti di una cotta bianca cinta ai fianchi di un cordone. Si portavano in processione vitelli e agnelli “annoccati”, offerti dai pastori. In vari punti del paese si preparavano tavoli addobbati con le migliori coperte e tappeti, dove lungo il percorso si poggiavano, di volta in volta, la statua per permettere ai portatori di riposare e per lasciar fare, a chi aveva preparato il tavolo, l’offerta alla Madonna o sciogliere un voto. Dalle finestre delle abitazioni si lanciavano sulla Madonna che passava per strada, fiori di ginestra, di maggiociondolo (cìccili sandi) e petali di rose accompagnati dall’esclamazione: cìccili sandi, Marònna mia.

La sera si “arrìffavano”, si sorteggiavano, gli animali della processione, il cui ricavato veniva offerto alla Madonna e poi impiegato per le spese della festa, per eventuali riparazioni della Chiesa o della statua o per comprare oggetti d’oro per il tesoro della Madonna.

Giovedì, 30 Gennaio 2014 21:50

Testimonianza

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santino madonna tempa

L’anno 1764, legato all’apparizione della Vergine della Tempa, a giudicare dai documenti a noi pervenuti, fu il più terribile nella storia centenaria del paese. L’arciprete del tempo, Don Antonio Curcio, spettatore impotente dell’immane sventura del popolo, col linguaggio distaccato del cronista, così parla della tremenda carestia del 1764 a San Rufo:

“Oh dolore! Che cosa veggo in questo anno 1764! Ecco i miseri concittadini abbandonati per le vie a causa della fame, giusto il detto del profeta Osea”: “Il Signore ti percuoterà col ferro e con la miseria ed i popoli saranno gettati sulle vie per la fame”. “Sono morte ben 177 persone, sepolte chi nella chiesa parrocchiale, chi nella chiesa di S. Michele Arcangelo fuori l’abitato, allontanati dalla chiesa parrocchiale per il fetore. Il frumento fu venduto sino a 7 ducati il moggio. Mancando il denaro non potevano comprare il pane, giacchè il frumento arrivava dai paesi della Basilicata ed ogni libbia di pane costava quattro assi. Mancando pure olio, vino e altri legumi, si cibavano di erbe per cui i miseri cittadini avevano la faccia e i piedi gonfi e il sangue si era cangiato loro in acqua. Per mancanza di vitalità perirono sulle piazze gridando: pane! Privi di sensi furono visti morire camminando. La fame fu tale che un giovane di Sicignano di 14 anni ammazzò tre ragazzi … e ne avrebbe uccisi di più se non fosse stato messo in carcere, dove morì”.

Il registro dei morti conferma la suddetta descrizione apocalittica. Così, i morti che nel 1740 furono 40 e 48 nel 1763, salirono a ben 189 nel 1764 (sei morti nel solo giorno dell’apparizione 14 giugno), scendendo successivamente alla media di 50 – 60 morti all’anno.

Nel ricordo dell’immane sventura del nostro popolo e del mirabile intervento di Maria, che dalla Tempa ha poi illuminato la storia religiosa del paese negli ultimi due secoli e mezzo, i sanrufesi vicini e lontani il 14 Giugno di ogni anno si riuniscono nel ringraziamento e nell’impetrazione.

Giovedì, 02 Gennaio 2014 11:53

Breve storia del Santuario della Madonna della Tempa

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storia santuario

A San Rufo il culto della Madonna della Tempa ha origini remote: già nel 1600 nei pressi di Calvanello, primo insediamento da cui ebbe origine il paese, esisteva la cappella di Santa Maria.

Tale luogo, come si legge negli atti della visita pastorale del 1746, subì il primo restauro documentato proprio in quegli anni, ad opera del Reverendo Don Antonio Mangieri. E’ descritta una cappella piccola, ordinata, con l’icona della Vergine dipinta su tela.

Sicuramente la venerazione per la Madonna della Tempa si consolida in seguito al miracolo del 14 giugno 1764, quando un manipolo di cavalli, carichi di grano per portare aiuto ai sanrufesi prostrati dalla carestia, giunse proprio presso la cappellina della Tempa.

Da quel momento i registri della parrocchia documentano la Messa cantata che ogni anno, il 14 giugno, veniva celebrata nella cappella.

Nel 1806 la Vergine della Tempa tornò in aiuto dei sanrufesi, fermando una pattuglia dell’esercito francese dedita al compimento di scorrerie di ogni genere, proprio in località Tempa. In seguito, fu proprio il capitano di detta pattuglia che, entrando in chiesa, riconobbe nella statua della Madonna la “donna biancovestita” che aveva fermato la sua marcia e le sue razzie.

Dopo questi eventi, la cappella della Tempa è diventata sicuro punto di riferimento per la popolazione che chiedeva l’intercessione della Vergine in occasione di carestie, terremoti, epidemie ecc., ma anche luogo di pellegrinaggio e ringraziamento per i doni ricevuti.

In seguito a tanta crescente fama e consapevolezza diffusa, il 30 gennaio 1828 Papa Leone XII stabilì la concessione dell’indulgenza plenaria perpetua per la remissione dei peccati a tutti i fedeli che il 14 giugno di ogni anno partecipano alla processione della Statua della Madonna della Tempa.

Da qui ancor di più la volontà popolare di mantenere sempre in ordine il luogo del proprio culto, contribuendo economicamente e non solo, alla manutenzione ordinaria e straordinaria della cappella.

Lavori di grossa entità furono eseguiti nel 1953, allorquando la chiesa portava ormai evidenti i segni del tempo. Furono eseguiti lavori di ampliamento e ristrutturazione grazie soprattutto all’opera del Dr. Giovanni Caggiano che da New York, insieme ad altri benefattori, coordinò una colletta fra i sanrufesi residenti in America. Il quegli anni fu sistemata anche la strada che dal paese conduceva alla Tempa.

Un successivo restauro avvenne nel 1973 quando, insieme al cospicuo contributo dei fedeli, ci fu un finanziamento da parte del Ministero del Lavoro. Furono, in quel caso, rinforzate le fondazioni dell’edificio, eretto un nuovo campanile, costruito il muro di cinta del giardino e allargata e sistemata la scala di accesso alla chiesa.

Purtroppo il terremoto dell’ottanta rese vani molti di questi lavori.

La cappella, nonostante i danni, poté rimanere aperta al pubblico sostituendosi, in parte, alla chiesa parrocchiale rimasta inagibile in seguito al sisma.

Nel 1999 una devota benefattrice, la Signora Germania De Vita, sovvenzionò notevoli lavori di ristrutturazione, ammodernamento e abbellimento della cappella, sotto la guida del parroco emerito Don Peppino Ippolito, a cui va la nostra gratitudine e riconoscenza per il lavoro svolto per quasi 60 anni nella nostra comunità sanrufese.

Ultimi, solo in senso cronologico, i lavori svolti nel 2012 per volontà e impegno dell’attuale parroco Don Michele Della Monica e del popolo tutto.

Lavori che hanno visto un miglioramento e un rinnovamento completo dell’assetto dell’edificio e dei decori interni della chiesa, il rifacimento della scala e il riassetto definitivo del giardino.

Sistemazione effettuata in vista dell’evento del 13 maggio 2013, che ha rappresentato per San Rufo l’inizio di una nuova storia: la proclamazione a Santuario Diocesano della Cappella della Madonna della Tempa da parte di Sua Eccellenza Reverendissima Don Antonio De Luca, Vescovo Diocesano, su iniziativa del parroco pro – tempore Don Michele Della Monica. Conoscendo la storia della Vergine della Tempa e della sua dimora, il parroco ha ritenuto opportuno riservarLe questo titolo tanto prestigioso e chiedere alla Penitenzieria Apostolica l’indulgenza plenaria a tutti  fedeli che il 14 giugno di ogni anno si recano al Santuario della Tempa. Il Vescovo Mons. Antonio De Luca visti l’istanza del Santuario, il Breve della Penitenzieria Apostolica del 31 maggio 2013, che concedeva l’indulgenza plenaria, la rilevanza spirituale del Santuario della Tempa per le popolazioni del Vallo di Diano, ha concesso l’indulgenza plenaria nel giorno 14 giugno 2013 e per gli anni 2014 – 2020. Quest’indulgenza applicabile anche ai defunti, è lucrata alle condizioni stabilite dalla Penitenzieria Apostolica il solo giorno della festa.

Nonostante l’inesorabile passare del tempo la fede dei pellegrini non si affievolisce e il Santuario della Madonna della Tempa, da ormai 250 anni, è luogo di misericordia e preghiera, di conversione, riconciliazione e spiritualità.

Luogo in cui i pellegrini ascoltano la parola di Dio per farne tesoro e impegno di vita umana culturale e spirituale.

Tempa: “Città posta sul monte” per indicare agli uomini il cammino da compiere per raggiungere la città di Dio guidati e sostenuti dalla potente intercessione della Vergine Maria. “Ad Iesum per Mariam” (A Gesù per mezzo di Maria). 

I festeggiamenti in onore della Madonna della Tempa si tengono a San Rufo il 14 giugno di ogni anno, preparati da 9 giorni di preghiera, da solenni celebrazioni eucaristiche presiedute dal Vescovo e dai sacerdoti della Diocesi, infine la solenne processione con la Statua della Vergine, portata in processione alla Tempa da uomini, donne, giovani, bambini che si rivolgono a Lei Madre premurosa, Donna della nostra terra, consegnando nelle Sue mani materne le gioie, i dolori, le speranze che ognuno porta nella propria esistenza umana e cristiana. Al Santuario segue la Celebrazione Eucaristica che prelude al successivo rientro della Statua nella chiesa parrocchiale, ancora devotamente scortata in processione. 

Nel giugno del 2014 i festeggiamenti saranno ulteriormente solenni in occasione del 250° anniversario della prima apparizione di Maria SS.ma in località Tempa.

 

Venerdì, 20 Dicembre 2013 17:31

Carestia del 1764

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995659 587706321252847 399477006 nNel Lontano 1764 a San Rufo ci fu una grande carestia, la gente afflitta dalla peste e dalla fame, la si vedeva abbandonata per le strade indeboliti dalla carenza di cibo e dalle varie malattie tra cui la peste. I morti furono circa 190, parte di questi vennero sepolti nella chiesa parrocchiale, altri vennero sepolti nella chiesa di S. Michele Arcangelo, fuori l'abitato, quelli nella chiesa parrocchiale vennero poi allontanati per via del fetore che emanavano. Il cibo scarseggiava, quindi i prezzi salirono, e trovandosi senza soldi i cittadini non potevano acquistare il pane e gli altri alimenti principali. Si dovevano arrangiare con erbe trovate nei campi, le quali però non erano un alimento completo. C'era chi, in fin di vita in mezzo alle strade, gridava: FAME. Un ragazzo quattordicenne di Sicignano per via della fame ammazzò tre ragazzi, e ne avrebbe ammazzati altri se non fosse stato messo in carcere dove morì. Gli abitanti di San Rufo, impotenti contro questa carestia, e in seguito alla morte di circa 150 abitanti in poche settimane,il 14 Giugno 1764 decisero di andare alla Tempa dove c'era un piccola cappella consacrata a Maria, dove disperati iniziarono a invocare l'aiuto della Vergine Santa, la quale non si fece attendere e intervenne con una pioggia fitta che portò via la pestilenza e con carichi di grano che iniziarono a sfamare il popolo. Riepilogo della carestia: nel 1740 furono 40, nel 1763 furono 48, (quindi nella media degli anni precedenti), nel 1764 salirono a 189, con 6 morti nel solo giorno del 14 giugno, quando ci fu l'apparizione della Vergine Santa alla Tempa. Dopo l'apparizione la media scese di nuovo a 50-60 morti all'anno. Una vera e propria benedizione. Da allora ogni 14 giugno il popolo di San Rufo si riunisce per pregare, e festeggiare la Vergine Maria che in quel fatidico 14 giugno del 1764 salvò la nostra comunità da una piaga tanto grande. Da ricordare, è anche il miracolo del 1806, che risparmiò San Rufo dalla furia dell'esercito Francese, lanciato contro i Borboni in fuga da Napoli e diretti in Calabria.